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Le interviste del Turello – Testimonianze di Nuvole Elettriche (1)

Oggi vi racconto una storia. E’ la storia di un idea. Questa idea consisteva nel cercare di unire e di far conoscere realtà diverse che si stavano sviluppando e che stavano trovando un’identità nel web. Erano i primi anni 2000 e internet in un modo o nell’altro, era entrato nella vita di tutti… non c’era facebook, i blog si facevano con portali che oggi definiremo desueti e le piattaforme di blog non venivano ancora masticate con facilità dagli utenti della rete. Per poter interagire socialmente sulla rete, bisognava necessariamente conoscere un minimo di informatica. Ma poi c’era chi era più bravo a dire qualcosa e chi conosceva i mezzi per farlo. Stiamo parlando di fumetti ovviamente, di Webcomic per la precisione, ovvero questi fumetti diventati elettronici e portati al pubblico di internet. Sta di fatto che come sappiamo, i webcomics piacciono ai lettori, ma soprattutto agli altri autori… c’è la possibilità di un interscambio di idee, suggerimenti e quant’altro. Gli autori leggono così altri autori. E la cosa capita sempre più spesso, fin quando, un po’ per gioco, un po’ perchè l’idea è buona, un po’ perchè la cosa non può che significare buona pubblicità, quelli che avevano qualcosa da dire e quelli che conoscevano il linguaggio di programmazione, decidono di tirar su un progetto che unisca tutti i fumettisti in un colpo solo. Nasce così, quasi per caso, Nuvole Elettriche, una mailing list con una lista di tutti i fumettisti dei primi anni 2000. In questa e nelle prossime interviste (come anche la precedente) cercherò solo di raccontare quello che è successo insieme a chi ha vissuto in pieno quel periodo. Oggi intervisterò Fabio Magliocca, in arte Fam, fumettista che ha collaborato con Nuvole Elettriche vedendo in prima persona quello che è accaduto dal 2004 sino ad oggi.

Innanzitutto grazie per avermi dato la tua disponibilità per questa Intervista. Puoi dire ai nostri lettori chi è Fabio Magliocca e cosa fa nella vita?

Chi sono? Secondo la mia maestra delle elementari sono uno che farà la fine di don Chisciotte. E infatti credo proprio di essere sulla strada che dritta dritta porta alla Mancha. Lavoro come grafico freelance, ho una famiglia con due figli, vivo a Vigevano dalla fine del secolo scorso. Prima abitavo a Brindisi, la città dove sono nato e dove ho frequentato il liceo artistico tra il 1984 e il 1988.

E invece Fam il fumettista chi è?

Il Fam fumettista è uno che farà la fine di don Chisciotte, dal momento che ha avuto la stessa maestra delle elementari di Fabio Magliocca. Sono cresciuto con i fumetti Disney, Bonelli e soprattutto Magnus. I primi fumetti risalgono ai tempi della scuola ma in questo non credo di aver seguito un percorso diverso da molti altri fumettisti.

Da quanto tempo sei nel mondo del fumetto?

Beh, veramente non credo di esserci mai entrato nel mondo del fumetto. Non è quella la mia professione, per quanto mi sarebbe piaciuto. Mi ritengo piuttosto ai margini anche rispetto ai webcomics, dal momento che i nomi famosi in rete sono ben altri.

Lurko il porco mannaro è forse la tua opera principale. Di quante opere a fumetti sei autore e quali sono tutte?

Limitandomi solo a quelle edite, oltre a Lurko ho creato Capitan Pelota, un pirata che si muove nel Mediterraneo del XVII secolo e che, nelle intenzioni, doveva essere il mio primo fumetto autoprodotto. Poi i costi di realizzazione di un albo “alla francese” mi hanno fatto optare per un albetto spillato di sedici pagine, e così è nato Lurko, nel lontano 1999 (ma i primi abbozzi del personaggio sono precedenti). Altri personaggi a cui sono legato, pur diversissimi tra loro, sono Zokka la vampira – ispirato ai fumetti sexy-horror degli anni Settanta – e Artemisia, praticamente il mio unico fumetto pensato per un pubblico di bambini o preadolescenti.

Raccontami un po’ degli inizi. Quando hai cominciato a pubblicare on-line nei primi anni: quali portali c’erano per un fumettista emergente e come funzionavano?

Ho pubblicato sul web le prime storie di Lurko nel 2001. Inizialmente ho utilizzato la piattaforma Digiland, legata a Libero.it, creando le pagine html con un semplice editor di testo. Ero orgoglioso di aver imparato il linguaggio di marcatura completamente da solo, senza aver seguito alcun corso. Il sito non era aggiornato molto spesso e decisi di chiuderlo in attesa di tempi migliori. In quegli anni ho conosciuto alcuni autori di webcomics che muovevano i primi passi in rete. Proprio nel 2004, quando chiusi il sito, un giovane studente universitario di Trento iniziò a pubblicare le sue prime strisce in un blog, una forma di comunicazione che era appena agli albori in Italia. Era nato eriadan.

Da quando sono finito nel mondo del Web-Comic italiano, mi sono sempre incuriosito nel capire come questo campo si è evoluto negli anni. So che uno dei primi portali era Nuvole Elettriche. Cosa era effettivamente Nuvole Elettriche e come funzionava?

Nuvole elettriche è ancora fruibile in rete, per quanto il sito non sia più aggiornato da anni. Da questo punto di vista è un documento “storico” importante poiché molti fumetti presenti in elenco non ci sono più.

Io sono arrivato circa sei mesi dopo la sua nascita, quando ripresi a pubblicare i miei fumetti sul mio attuale sito www.fumettidifam.com (perdonate la soletta). Tutto nacque da una discussione in chat fra Paolo Aldighieri (eriadan), Jappilas (l’elfo dell’omonimo fumetto) e Gareth Jax (all’epoca autore dei testi di Unchained). Ne venne fuori l’esigenza di creare un coordinamento tra autori per cercare di farsi conoscere. Quasi subito vennero coinvolti Kaneda (Due cuori e una gatta) e soprattutto Lapo Luchini (traduttore della versione italiana di Megatokyo), il quale registrò il dominio e preparò tutti gli script del sito. In pochi mesi si aggregarono decine di autori attorno al portale e alla mailing list collegata.

Chi gestiva Nuvole Elettriche?

Da un punto di vista “tecnico” Lapo Luchini si occupava della gestione del server e dei codici per generare le pagine. Come coordinamento c’erano Gareth Jax, Kaneda e il sottoscritto, coinvolto quasi subito appena entrato nel gruppo nel settembre 2005. Io rispondevo alle e-mail di chi chiedeva di entrare, Kaneda aggiungeva i link dei webcomics al portale e Lapo Luchini preparava nuovi script (tra cui il mitico box delle news presente in tutti i siti aderenti al circuito).

Quanti fumettisti sono passati per Nuvole Elettriche?

Che io ricordi circa duecento. Oltre a quelli già citati vanno ricordati Sio (Scottecs comics), Makkox (Canemucca), Serena Romio (Crazy Nena) e molti altri.

Quanto pensi abbia contribuito questa Mailing List nell’evoluzione del Web-Comic in Italia?

Credo che abbia influito moltissimo. C’era un continuo scambio di opinioni, richieste di aiuto a livello di tecniche di disegno o sull’uso della rete. Chi era alle prime armi su internet poteva rivolgersi ai più esperti per sapere come muoversi per promuovere il proprio fumetto e quali canali usare per pubblicarlo.

Il sito ora non sembra essere aggiornato da tanto. Cosa è realmente successo ad un certo punto?

Forse una certa stanchezza da parte di chi ha ideato il sito. Negli ultimi tempi – e parlo ormai di tre anni fa – ero praticamente rimasto solo a portare avanti il discorso. Se pensi che non avevo neanche accesso all’amministrazione del portale e che dovevo sempre chiedere al nucleo storico per inserire un nuovo link di chi faceva richiesta di entrare nel gruppo (talvolta senza ricevere risposta), è naturale che a un certo punto mi sia stancato anch’io.

Cosa pensi sia andato storto secondo te?

Come ho detto, il gruppo storico dei fondatori a un certo punto ha iniziato a trascurare il sito, senza lasciare alle nuove leve gli strumenti per continuare anche senza di loro. Non che questo sia avvenuto consapevolmente, ma di fatto credo sia stata la causa principale. Il colpo di grazia temo di averlo dato io, quando a fine 2009 ho annunciato in mailing list la mia intenzione di mollare. Avevo capito che il sito era diventato ingestibile per i problemi di cui sopra e avevo intenzione di ripartire da zero con una nuova community, sperando di evitare gli errori commessi  in passato.

Successivamente a Nuvole Elettriche so che hai continuato a proporre idee. Infatti io sono iscritto a Fumetti sul Web, Mailing List che gestisci insieme con Manuel Ruffo, Kelith, Mister X e altri fumettisti che ti aiutano di tanto in tanto. Parlami un po’ delle finalità di questo nuovo sito.

Inizialmente pensavo a Fumetti sul Web come a un progetto a termine. Una community che tenesse vivo il gruppo di Nuvole elettriche fino a che il sito originario non fosse in qualche modo risorto. Attualmente non credo che questo sia più possibile e quindi lo considero un punto di riferimento per chi fa webcomic e per chi vuole leggere fumetti italiani su internet. Lo scopo non è – e non potrebbe più esserlo ormai – quello di diventare l’unico portale dei webcomic italiani, ma sicuramente un importante centro di aggregazione per dare vita a scambi di idee e collaborazioni. Il tutto lasciando a ogni autore la propria autonomia e la libertà di pubblicare sulla piattaforma che preferisce.

Secondo te i social network quanto stanno influendo sui forum? Voglio dire… stanno lentamente sostituendo il vecchio sistema di pubblicazione e discussione online?

Non amo particolarmente i social network. Sono su Twitter perché ha una filosofia abbastanza simile ai cari vecchi blog ma non ho un account su Facebook e trascuro sistematicamente Google Plus, a cui mi sono iscritto più per insistenza altrui che per convinzione propria. Detto questo penso che i social network stiano influenzando l’intero modo di essere presenti su internet. Se da un lato facilitano le aggregazioni in base a gruppi di interesse più o meno omogenei, devo dire che con questi strumenti è aumentato parecchio il “rumore di fondo” della rete. Sono sempre dell’opinione che per avere un blog si debba avere qualcosa da dire, per essere su Facebook non sono necessarie neanche le più elementari nozioni di ortografia e sintassi. Penso che questo social network limiti la libertà in rete. I contenuti prodotti dagli utenti non dovrebbero passare tutti attraverso un unico network, il rischio che messaggi sgraditi a chi controlla il social vengano censurati è troppo grande. E poi, censura a parte, la qualità dei contenuti è data anche dalla cura e dall’impegno di chi li inserisce. Su Facebook cura e impegno sono fattori alquanto trascurabili.

Il Web-Comic in Italia ha avuto già il suo massimo splendore secondo te? É tutto destinato a scomparire o a evolvere sotto nuove forme?

Per rispondere a questa ci vorrebbe la sfera di cristallo. Penso che il linguaggio webcomic sia solo agli inizi, quindi evolverà sicuramente in forme ancora inimmaginabili. Molto dipenderà dall’aspetto tecnologico ma alla fine la differenza la faranno gli autori che meglio sapranno sfruttare le possibilità offerte dal mezzo.

Quale sarà la prossima evoluzione del fumetto secondo te?

Se parliamo di fumetto, più che il linguaggio potrebbe cambiare (o affiancarsi) il supporto su cui leggerlo, come già sta avvenendo per il libro. Nel momento in cui si aggiungeranno funzionalità particolari con semi-animazioni, suoni, musica e altro, non so se potremo parlare ancora di fumetto. Sarà un nuovo linguaggio, tutto da scoprire e sviluppare, ed io sono molto curioso a riguardo, ma non credo si potrà ancora chiamarlo fumetto.

Detesti anche tu i Meme o è solo un mio problema? Dammi una tua opinione che io proprio non mi capacito ad accettarli quei così brutti.

Per me siamo in ambito “fumetto” finché cerchiamo di raccontare una storia, breve o lunga che sia. Una volta le facce buffe si facevano davanti allo specchio e ci si vergognava se si veniva scoperti. È all’incirca lo stesso problema che riguarda ortografia e sintassi di cui parlavo sopra.

Come vedi il tuo futuro da fumettista?

Le idee non mancano e neanche gli spazi per pubblicare. Non credo che potrò mai vivere di fumetti ma va bene così, l’importante è che possa continuare a vivere con i fumetti.

Cosa vorresti dire ad un giovane fumettista caparbio che comincia a muovere i primi passi nel mondo del fumetto? Quale suggerimento gli daresti?

Essere spietati con se stessi. Rileggere un proprio fumetto a distanza di un mese e capire cosa c’è che non funziona per poi correggersi. Se non si trovano difetti, o si è veramente bravi o non si è sinceri con se stessi. Nella seconda ipotesi è meglio lasciar perdere.

Grazie per il tuo tempo, erano un botto di domande.

Grazie a te per aver appagato il mio smisurato ego. Ma gliene frega veramente a qualcuno delle mie risposte?

Ovviamente nelle prossime interviste cercherò di far partecipi anche altri protagonisti di quel periodo… e qualsiasi diritto di replica sarà possibile…rimanete sintonizzati, vi aspetto giovedì o giovedì prossimo, dipende…

Il vostro Turello

Le interviste del Turello – L’arte di saper disegnare male

Ben ritrovati cari lettori. Ho deciso di ritornare dopo un po’ di assenza per alcuni appuntamenti speciali. Infatti questa è la prima di una piccola serie di interviste mirate a raccontare quello che è stato il Web-Comic in Italia. Chi segue questa saltuaria rubrica, già conosce i miei approfondimenti sui Meme (basti leggere qui). C’è da dire però che prima dei Meme, i fumetti disegnati male già c’erano… e cavolo se erano disegnati male!

Lo vedete il disegno qui sopra? Se siete forniti di occhi penso proprio di si. Si tratta di un episodio di “Gigi la piccola Oloturia”, fumetto realizzato da Emiliano Mattioli, fondatore della rivista “Fumetti Disegnati Male” (qui il sito e qui la fan page) che dal 2005 ad oggi continua a pubblicare e proporre fumetti disegnati male, ma che divertono più di tanti altri. Navigando un po’ sul web ho approfondito a tal punto da parteciparvi, visto che le storie seppur disegnate male, riuscivano a strapparmi qualche sorriso sul mio volto invecchiato dallo stress. Così ho contattato Emiliano e gli ho proposto la seguente intervista. Vi anticipo che le risposte alle turelliche domande sono estremamente curiose e interessanti, nonché prolisse. Restate sintonizzati, non ve ne pentirete!

Ciao Emiliano, innanzitutto ti ringrazio di avermi concesso questa
intervista.

Prego, grazie a te per i disegni per FDM.

Innanzitutto dimmi: Chi è nella vita reale Emiliano Mattioli e come è finito
nel magico mondo del Web-Comic?

Nella vita reale sono un agente del KGB con la missione di infiltrare
le strutture chiave dei governi per tenere le democrazie occidentali
sotto scacco.
Il web-comic è solo una delle identità che mi sono costruito dopo che
mi è saltata la copertura di manager di studentesse che arrotondano
per pagarsi gli studi.

Mmm… Parlami un po’ di questi fumetti disegnati male. Come, quando e perché è nata questa rivista?

Nel 2004 o 2005 chiuse la rivista che stavo facendo con mio fratello,
il “Mirabolante Almanacco dei f.lli Mattioli”. Io sceneggiavo
(prevalentemente) e non sapevo disegnare. Già producevo, online (prima
dei blog! evviva!), le storie di Gigi la piccola oloturia e le
avventure della Famiglia Bernoulli. In quel mentre conobbi Davide La
Rosa, fresco non-disegnatore uscito dalla scuola di fumetto “La Nuova
Eloisa” di Bologna. Da lì nacque l’idea di creare una rivista che
riunisse chiunque purché 1) non voglia dei soldi 2) non ci rompa le
balle.
Riguardo al perché.. mah.. ti direi che l’idea è venuta per essere
“contro” l’establishiment, ma non so nemmeno esattamente come si
scriva, per cui tant’è.

Come si fa a partecipare? Cioè devi essere ipernegato e tastardo, oppure c’è
qualcosa di più in questa rivista?

Partecipa chi vuole purché non rompa le balle. Riguardo al punto 1)
precedente sono stato un po’ impreciso. In realtà è possibile
guadagnare denaro. Chiunque, anche i non partecipanti, può scaricare
la rivista, stamparla e venderla al prezzo che gli pare. Il problema è
che il prezzo indicato in copertina, € 1, è inferiore al prezzo che
una copisteria media fa per copia, attorno a € 1,20. Chiaro: se avete
una fotocopiatrice in ufficio o avete una stampante laser potreste
anche guadagnarci qualcheccosa. Oppure potete ritoccare la copertina e
far diventare l’1 un 2.
Il mio consiglio è comunque, se proprio volete disegnare per FDM, di
non impiegare più di 5 minuti per fumetto. Se ci mettete di più e vi
lamentate che quei minuti preziosi di vita che avete sprecato a creare
una storia per FDM non torneranno mai più (cosa vera) vi rimando al
punto 2).

Come fu presa l’idea all’inizio del suo concepimento dagli “autori che
disegnano bene” di quel periodo?

Boh?

Leggendo i vari numeri, ho visto dei nomi interessanti come Condre, Lele
Corvi e Tuono Pettinato. Li hai convinti a partecipare e disegnare male con
l’estorsione o è stata una loro idea?

A molti ha fatto piacere partecipare. Buona parte dei primi autori
risposero alla chiamata su una mailing list chiamata Nuvole
Elettriche, altri erano miei amici/colleghi che conoscevo frequentando
ambienti fumettistici. Alla lunga si può dire che FDM abbia portato
bene a molti di loro. Condre, Lele Corvi, Tuono Pettinato, Ratigher,
Dr. Pira, La Rosa, Spyro e chissà quanti altri (Orto) hanno avuto una
carriera turgida dopo il loro svacco su FDM. L’unico che ancora stenta
a emergere sono io. Ma ultimamente ho preso contatto con importanti
famiglie mafiose. Prevedo una svolta repentina.

Ho scoperto da un po’  i fumetti dei fratelli Mattioli. C’è da dire che le idee non vi mancano, come nemmeno i momenti
“Pulp”… State lavorando a qualche nuova serie sia tu che tuo fratello?

Mio fratello starebbe lavorando su “Dante 2, ritorno all’Inferno”.
Avete ad es. quella vignetta in cui Dante dice “Questa volta è
diverso, Virgilio.. questa volta sono qui per spaccare dei culi”? È
mia. Abbiamo finito la sceneggiatura ma il mio parente non collabora.
È pigro. Probabilmente non lo vedremo mai.

Parliamo di un tuo fumetto. “Gigi la piccola Oloturia
è un fumetto strutturato sempre con lo stesso finale portato
all’esasperazione. E’ meraviglioso tutto ciò! Come ti è nata l’idea e perché
finisce (quasi sempre) allo stesso modo?

Mio fratello mi disse che una delle maniere per far fumetti senza
saper disegnare era 1) fare disegni molto grandi e 2) disegnare
strisce. Spero che tu avrai notato la mia capacità di enumerare le
opzioni da 1 a 2 (spero lo notino anche i lettori!). Ho scelto la
numero 2 e ancora non me ne sono pentito. L’Oloturia è nata quando su
un newsgroup* (era una specie di chat) che frequentavo qualcuno si
cambiò il nome in ‘oloturia’ (era uno dei ns. amici che faceva il
burlone). All’epoca non sapevo cosa fosse un’oloturia (erano gli anni
’90 dopotutto!) e quindi ne cercai sul Devoto-Oli. Scoprii che era un
tubo coi tentacoli. Da lì alle storie, come si potrà ben capire, il
salto era dannatamente breve.
Finisce sempre allo stesso modo perché non c’è scampo dall’oloturia (è
un altro tipo di animale marinoAAHAHAHAHAHAHAHA).

( *Potete trovare i post di oloturia attraverso questo link)

Ma come ti è saltato in mente di fare anche un blog in giapponese di questo
fumetto
?

In Giappone vanno matti per i fumetti. Se c’è un posto dove sfondare è
sicuramente quello.
Secondariamente: centinaia, migliaia di combattimenti tutti euguali e
dal risultato scontato, praticamente è la trama di qualsiasi storia
prodotta nell’arcipelago più nipponico del mondo!

Un’altra serie che mi è piaciuta è Drogatino e Pediatra (Scritta da te e
disegnata dal buon Vasco Vaz Serafini). Quali difficoltà ci sono nel creare
fumetti del genere con costanza secondo te? Ma soprattutto che riscontro
avete avuto con tutte le serie realizzate?

Il problema è (ma non solo con Vaz, che poi magari si sente
bersagliato) che i disegnatori non collaborano. Io mando sceneggiature
su sceneggiature e non tornano i disegni.
Il caso più eclatante è Luca “Spyro” Speroni. Ha da mesi una mia
sceneggiatura e non si dà una mossa. Comincio a credere che abbia un
piano nei miei confronti, ma non riesco a immaginare quale.
Secondariamente (ma questo è un problema di qualsivoglia aggeggio
d’arte, non solo le strisce) è trovare una buona progressione. Sia ℘
il limite di scemaggine che posso immaginare ed ε il livello di
scemaggine previsto per puntata, il numero di puntate potenziali prima
che la serie non “salti lo squalo” (è un gergo preso da Happy Days,
tecnicamente è la puntata limite dopo la quale la serie fa cagare a
spruzzo) è di ℘/ε. Ti faccio un esempio. Se l’oloturia che divora
Carmen Consoli in duetto coi Jalisse che cantano insieme “Fiumi di
parole di burro” è il massimo che posso concepire (℘), vuol dire che
quando arrivo a quella puntata per me è la fine, per cui devo
organizzarmi e prima di arrivare a quel punto fare tantissime puntate
che siano di scemaggine ¶ dove ¶ < ℘. Tanto ε è bassa più puntate
riuscirò a fare, aumentando così la possibilità di far successo e di
non dover più dipendere dalle percentuali delle studentesse e dallo
spaccio di Bactrim facendo finta che sia ecstasy. C’è poi il limite ω
(culo) che è il successo confermato, cioè quel momento in cui puoi
fare qualsiasi merdata che tanto il pubblico ti acclama lo stesso
perché sei tu (salvo poi alimentare uno stuolo di nostalgici che
stavano meglio quando stavano peggio).

Co-Fondatore della rivista con te è anche Davide La Rosa, che ho avuto il
piacere di rivedere di recente al Napoli Comicon per l’uscita del suo ultimo
libro
. Secondo te i fumettisti che disegnano male, quante possibilità hanno
ora di riuscire a pubblicare, soprattutto in questa epoca dominata da Meme
che stanno risucchiando l’originalità dei singoli?

Per me i meme sono una manna dal cielo, ancorché grezza e rudimentale.
I disegnatori sono solo dei tecnici, sono un INTRALCIO per l’arte (a
meno che non siano artisti essi stessi, ma questo ahimè capita
raramente). Poniamo il caso che io sia Gustavo, uomo sensibile e
ovattato, cioè tutto quel che serve per essere un artista che può
regalare emozioni profonde alle umane genti. Poniamo anche che io,
cioè Gustavo, non sappia recitare né cantare né disegnare né fare le
spille di merda con la lana cotta. Che cazzo succede? Cazzo! Succede
che Gustavo diventa un impiegato delle Poste e il mondo perde
l’occasione di conoscere la sua profondità. Ora però un giorno
Gustavo, consigliato da Beppe Grillo, infila nella lavatrice dei
magneti mistici, trasformandola in un generatore di campo di stasi che
paralizza il ns. eroe e le circondanze a esso adiacenti per mille
anni. Nel 3012 gli strumenti tecnologici permettono a chiunque di fare
fumetti. Gustavo è felice. Ritira dodici godzilliardi di arretrati
dalle Poste e intraprende una nuova fantomatica carriera nel campo
della granphic novels. La riprova che tutto questo è un ragionamento
sano? Se non avessi quel cataplasma di mio fratello a disegnare, Dante
2 sarebbe già nelle edicole di tutto il mondo.
Purtroppo il mondo non sta andando in questa direzione, anzi.. pensa
che nel teatro si stanno promuovendo attori sempre più tecnici e
preparati a fare qualsiasi ruolo o parte. Cosa ci sarebbe di più
vicino alla vita umana del teatro? Perché è necessario IMPARARLA? È
come se dovessi imparare a vivere! Ma ‘ste balle! Io voglio storie
vive a teatro, voglio gli accenti del sud, del nord, gente che
s’impappina e che si ritrovi in situazioni della minchia come nella
vita reale! Voglio che Macbeth si caghi addosso e reciti storto per
tutto il tempo, non che parli con la voce impostata! Fanculo, merde,
tutti!

Ahem, credo di essermi lasciato trasportare.

Scusa non stavo ascoltando… dicevamo… come sono visti secondo te dal grande pubblico questa categoria di autori?

Secondo me il grande pubblico è dalla nostra. I meme di cui prima
hanno diffusione virale e viaggiano per tutto il globo terracqueo,
eppure sono disegnati nel modo più stronzo possibile.
Chiaro che se vai sui forum dei fumetti trovi gente che snobba e che
schifa, ma i forum dei fumetti spesso sono popolati da addetti ai
lavori e/o “esperti”, quindi un élite, non certo i salumai e i
droghieri (che sono il ns. target assieme alle mondine e i
contrabbandieri).
Ci tengo a far sapere che FDM non è un “progetto” non ha “finalità” o
altre robe. So che qualcuno ha fatto una tesi su di noi (o almeno così
m’han raccontato) ma questo al massimo ci classifica. Io almeno
continuo alla cazzo come al solito.

So che sei nel giro dei fumetti da tanto ed hai potuto vedere l’evoluzione
del fumetto in Italia in tutti questi anni… come si sono evoluti nel tempo i
Web-Comic, i blog e le case editrici a tuo avviso?

I web-comic, mah.. in Italia a parte una fervente “nuova generazione”
di fumettisti che disegnano male (Paginco l’omino rinco, Fumetti Disegnati Peggio, Fumetti Non Disegnati, altri ne trovate sul sito di
FDM divisi per autore
)  c’è
molto poco in giro. Forse la novità migliore sono i fotomontaggi di
Shilipoti
che sono spassosi e, niente..
sono spassosi. Alcune cose sono valide, come Makkox o Zerocalcare, ma
si contano sulle dita di una mano dopo che l’hai lasciata a maciullare
nel tritacarne per un po’.
All’estero al contrario ci sono parecchie cose. Cyanide & Happiness, Fredo & Pid’jin, AmazingSuperPowers il blog di Boulet. Vabbè ma che metto i link a fare. Sono
troppi. E rischio di favorire qualcheduno invece che qualchedunaltro.
I blog sono in crisi, è vero, c’è questo Facebook che permette una più
agevole capacità di trasmissione dei pensieri a livello quasi globale
(pensa che dal Giappone stanno mettendo dei like all’oloturia! ok.. ho
pagato uno spazio pubblicitario per questo, però pensa!). Purtroppo
troppo spesso questo fantastico strumento è viziato da della gente che
veicola stronzate, tipo robe come la memoria dell’acqua o HAARP che fa
i terremoti. Una volta mi sono imbattuto in un messaggio dove si
sosteneva che un certo ippodromo avrebbe regalato cavalli da corsa!
Confido nel darwinismo e spero che nel giro di qualche generazione
Facebook (o chi per lui) sarà un posto perfetto. Avere nostalgia dei
blog è come avere nostalgia dell’aratro col vomere in legno. Poi vabbè
parlo io che ne ho due (uno giapponese e uno segreto che leggo solo
io!).
Le case editrici, almeno quelle italiane, mi sembrano rimaste un po’
indietro, a parte alcune.. cioè forse solo una.. della quale non
vorrei parlare perché sennò mi querelano. Credo siano un po’ frenate
dal fatto che su internet è ancora un po’ difficile far dei guadagni
seri. Ma forse un giorno, se la carta diventerà accessoria, potremo
fare a meno anche di loro, un po’ come sta succedendo col porno, con
la musica e ormai anche con la TV (non avete idea di quanta gente si
guardi le serie TV senza TV! In realtà non ce l’ho nemmeno io.. ma non
potete mettermi in croce per questo..).

Come vedi il futuro del fumetto?

Fumetterò.

Grazie per il tuo tempo.

Ciao!

Ringrazio ancora il buon Emiliano per il suo tempo e per aver ricordato una cosa importante: non importa la grandezza della nave ma come la sai usare… Ci vediamo giovedì prossimo con una nuova intervista che parlerà di… mmm…. nuvole…

Cordialmente vostro, il Turello (da non confondersi con l’omonimo agriturismo)

L’angolo del Turello – Le condizioni d’uso di Facebook (Che nessuno legge mai)

Avevo fatto una Strip divertentissima e per paura che qualcuno la rubasse non l’ho pubblicata.

Tempo fa lessi questo articolo di Wired riguardante il buonismo dei Social Network e fui particolarmente colpito da questa frase di Fritz Heider: che veniva riportata all’inizio dell’articolo:

“E’ più facile mantenere l’equilibrio in una comunità se si stabiliscono relazioni conformiste di reciproca sintonia con le altre persone.”

Se associata al più famoso Social Network dei giorni nostri, spiega in una semplice frase il perché esista solo il tasto “mi piace” e non la sua versione negativa. In pratica io posso incappare a leggere uno dei tanti e rapidissimi post che girano sulla Homepage del mio account e, nel caso non mi piace, basta solo ignorare e andare avanti. Tumblr fu il primo ad utilizzare il pollice (sia positivo che negativo), poi arrivo Facebook che decise di tenere solo il tasto che rendeva la gente più felice. Se poi gli utenti erano particolarmente a favore di un post, cliccavano su condividi, in modo tale da diffondere le informazioni e rigirarle anche per ottenere le approvazioni dai propri amici. I post possono contenere link, immagini, Video, Note scritte, create originariamente da qualcuno. Dopo un po’ uscì fuori la funzione (nel caso stavi condividendo materiale di un tuo amico) se citare da dove era stato preso o meno il link (Tizio Tramite Sempronio ha condiviso qualcosa). C’è da dire però che spesso, alcuni immagini o link, non sempre rimanevano nella condivisione della singola cerchia di amici, ma finivano postate da estranei (soprattutto se chi le aveva postate in origine, lo aveva fatto abilitando nel campo di visibilità l’opzione “pubblica” e non “solo amici”). In vista di recenti fatti, mi sono chiesto: “Se per caso vedo una vignetta di qualcuno che pubblica su di un portale e che mi piace particolarmente, ma non voglio interpellare l’autore, posso farla franca e prendermi tutto il merito mettendola in una Fan Page o in un gruppo, o nel mio blog?” La risposta è scritta nelle successive righe:

Ecco una copia delle Condizioni d’uso di Facebook che accettiamo durante la registrazione e che continuano a modificarsi mese per mese (senza venire informati dal social network più di tanto…)

Condivisione dei contenuti e delle informazioni

L’utente è il proprietario di tutti i contenuti e le informazioni pubblicate su Facebook e può controllare in che modo possono essere condivise mediante le impostazioni sulla privacy e delle applicazioni. Inoltre:

  1. Per quanto riguarda i contenuti coperti da diritti di proprietà, ad esempio foto e video (Contenuti IP), l’utente concede a Facebook le seguenti autorizzazioni, soggette alle impostazioni sulla privacy e delle applicazioni dell’utente stesso: l’utente fornisce a Facebook una licenza non esclusiva, trasferibile, che può essere concessa come sotto-licenza, libera da royalty e valida in tutto il mondo, che consente l’utilizzo di qualsiasi Contenuto IP pubblicato su Facebook o in connessione con Facebook (Licenza IP). La Licenza IP termina nel momento in cui l’utente elimina i Contenuti IP presenti sul suo account, a meno che tali contenuti non siano stati condivisi con terzi e che questi non li abbiano eliminati.
  2. Quando l’utente elimina Contenuti IP, questi vengono eliminati in modo simile a quando si svuota il cestino del computer. Tuttavia, è possibile che i contenuti rimossi vengano conservati come copie di backup per un determinato periodo di tempo (pur non essendo visibili ad altri).
  3. Quando si usa un’applicazione, i contenuti e le informazioni vengono messi in condivisione con l’applicazione.  Le applicazioni devono rispettare la privacy dell’utente, ed è l’accordo accettato al momento dell’aggiunta dell’applicazione che controlla il modo in cui l’applicazione può utilizzare, archiviare e trasferire i contenuti e le informazioni (ulteriori informazioni sulla Piattaforma sono disponibili nella nostra Normativa sulla privacy e nella pagina della Piattaforma).
  4. Quando l’utente pubblica contenuti o informazioni usando l’impostazione tutti, concede a tutti, anche alle persone che non sono iscritte a Facebook, di accedere e usare tali informazioni e di associarle al suo profilo (ovvero al suo nome e alla sua immagine).
  5. I commenti o i suggerimenti degli utenti relativi a Facebook sono sempre benvenuti. Tuttavia, l’utente deve essere al corrente del fatto che potremmo usarli senza alcun obbligo di compenso nei suoi confronti (allo stesso modo in cui l’utente non è obbligato a fornirli).

Cercherò di sintetizzare il tutto con parole più comprensibili.

Punto 1 = Ogni volta che carichi una foto o una immagine su FB gli concedi con licenza non esclusiva alcuni diritti. Nel senso, l’immagine è tua, ma Facebook se vuole può farne ciò che vuole. Non è più di Facebook se ti cancelli, ma se prima di cancellarti le foto sono state condivise da terzi, passano a loro finchè non si cancellano senza condividerle.

Punto 2= I tuoi contenuti non sono più di Facebook quando ti cancelli. Ma Facebook in ogni caso ha una copia di Back-Up che non può diffondere.

Punto 3= Le applicazioni (I Giochi, le funzioni aggiuntive ma anche Inserzione e Gestione di pagine e di recente il “Diaro”) condividono le tue info solo se rispettano i dati sulla Privacy. E’ capitato in passato che spesso alcune che sembravano applicazioni o link a qualche notizia di facile abbocco (Da “Lady Gaga trovata morta” a “La”)in realtà erano link a dei virus che richiedevano di nuovo l’inserimento della Password.. NON RIMETTETE MAI USERNAME E PASSWORD!! E controllate sempre che quel link provenga da facebook dalla barra degli indirizzi.

Punto 4 = La visibilità pubblica sopracitata. Se tu, utente, hai  fatto una foto ad uno sgabello, Facebook può utilizzarlo negli inserti pubblicitari sulla destra della home con scritto “Ti piacciono gli Sgabelli? Le migliori offerte qui!”  Oppure io (altro utente non amico) la metto come immagine principale della mia Fan Page “Quelli che amano gli sgabelli” In quel caso non si può fare niente, hai accettato tu di condividere quelle immagini, se io per ipotesi le rubo, non sto facendo nulla di illegale, soprattutto se non ci sono i diritti d’autore sopra.

Punto 5= Parafrasando questo buffo e strabiliante esempio di bipolarismo contrattuale: Facebook ti invita a suggerire miglioramenti, ma non sperare che farà il tuo nome o verrai pagato, nessuno ti obbliga a dare suggerimenti.

Tornando quindi alla domanda di prima, “è possibile che qualcuno mi freghi le immagini e le condivida senza il mio permesso?” La risposta è “Si, se hai dato tu il consenso rendendole visibili pubblicamente e caricandole da Facebook”. Cambia invece se l’immagine è stata postata su di un blog personale o su DeviantART (il quale, “timbra” con il tuo copyright l’immagine stessa come ricordato nella polizza del Copyright e dimostrabile vedendo i profili di vari membri del famoso portale). Ogni piattaforma di Blog (WordPress,Blogger,Altervista Ecc.) ha le sue condizioni d’uso, qualora vogliate pubblicizzare del vostro materiale, vi consiglio di dare un’occhiata in base alle vostre esigenze. Un’altro suggerimento ancora è di informarsi sempre su eventuali modifiche delle condizioni d’uso, in quanto le abbiamo accettate una volta, e non vengono rese più note se non informandosi. Se per caso poi, una nostra opera finisse nel Mainstream con il nome di un’altro autore e sempre possibile segnalare. invito a farlo soprattutto se sono implicati ricavi economici, o solo per fare una tirata d’orecchie a persone che non sanno usare un po’ di fantasia e rubano a chi ce l’ha…

Turel

(Quello dei due alienati)

Ringrazio Alessandra Tubita per i suggerimenti su Deviant-Art